Albo consulenti finanziari entro l’anno?
I consulenti finanziari indipendenti esistevano già prima della MIFID, però ora esiste giuridicamente una nuova professione seppur ancora non ben compresa. Vi è però una distinzione netta tra consulente finanziario e promotore finanziario. La normativa italiana prevede per il consulente finanziario (artt. 18 bis e 18 ter TUF) la totale indipendenza da qualunque intermediario finanziario e per il promotore finanziario la dipendenza da un solo intermediario. E’ previsto altresì che l’iscrizione all’Albo sia incompatibile con l’esercizio dell’attività di promotore finanziario.
Dunque, due posizioni molto diverse: il promotore pagato solamente dall’intermediario ed il consulente pagato solo dal cliente. Il consulente dovrebbe essere come l’avvocato del risparmiatore, cioè colui che assiste il cliente (parte debole, ovvero “investitore non qualificato”) nelle sue scelte finanziarie. Ci troviamo quindi da una parte il promotore che rappresenta la ditta mandante, ed il consulente che invece rappresenta il cliente. Prima della MIFID, la figura del consulente finanziario indipendente non era contemplata nella normativa italiana.
In altri paesi, ad esempio negli USA, gli indipendent financial advisors sono una realtà consolidata. Nel mercato attuale diventa sempre più difficile per il risparmiatore confrontare le diverse offerte di prodotti, in particolare risulta particolarmente arduo comprendere la struttura commissionale. Se è vero che le Autorità di vigilanza impongono trasparenza e quindi obblighi informativi, è altrettanto vero che normalmente il cliente medio non è in grado o non ha tempo di studiare e comprendere quei lunghi e complessi documenti informativi. La figura del consulente indipendente dovrebbe essere appunto come quella dell’avvocato che, conoscendo le leggi, tutela il suo cliente. A questo punto manca solo la costituzione dell’Albo che è prevista entro la fine dell’anno. Oltre alle caratteristiche comuni a tutti gli altri albi professionali, nel caso di specie, la vera innovazione potrebbe consistere in una progressiva riduzione dei costi commissionali.
Oggi la maggior parte dei prodotti finanziari è acquistata tramite banche e promotori, per cui, circa i tre quarti delle commissioni pagate dal cliente servono per remunerare l’intermediario che colloca il prodotto. Se esistesse la possibilità di acquistare la maggior parte dei prodotti direttamente in borsa, ci potrebbe essere una notevole diminuzione dei costi. Sarebbe opportuno giungere al più presto ad una situazione in cui la remunerazione della consulenza e costo dei prodotti fossero due cose distinte. Ne trarrebbe molto beneficio la figura del consulente finanziario indipendente in quanto la sua parcella non sarebbe vista come una “doppia commissione” rispetto a costi che a tutt’oggi è costretto a pagare comunque.

